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Aprire la partita iva e regime forfettario – #ioimprenditore

Come vedete dal titolo oggi parliamo di un argomento assolutamente fuori tema rispetto ai contenuti del blog ma importante nell’ottica di integrare, ogni tanto, con post di carattere generale utili anche per chi non legge abitualmente l’Esteta Risponde.

Perché scrivo questo post oggi?

Lo scrivo perché partecipo ad un gruppo Facebook dove insieme ad altri professionisti cerchiamo di creare un impatto positivo sul web attraverso contenuti di qualità su categorie tematiche che hanno come denominatore comune la voglia di cambiare, di crescere, di innovare. Per provare ad avere, insieme, un’unica voce che possa arrivare lontano.
Credo molto nel valore di questo tipo di scambi, per questo quando si è deciso di iniziare dal tema “Io imprenditore di me stesso” ho deciso di dare il mio contributo con un post di carattere pratico che verte su un aspetto molto importante per chi vuol essere libero professionista: quello della partita iva.
Sapete già che il mio approccio è estremamente pragmatico e voglio iniziare da qui perché, pare brutto dirlo nella sua cruda verità: puoi avere tutte le idee che vuoi, ma devi essere in regola per metterle in atto.
Lo so, si va avanti anche a ritenute d’acconto, però lasciatemi dire che un vero professionista è quello che non si pone limiti e può prendere i lavori che gli vengono proposti indipendentemente da quanto fatturerà.

Perché aprirsi una partita iva?

  • perché i tuoi committenti ti guarderanno in modo più professionale
  • perché sarai più appetibile per i lavori freelance
  • perché sarai tu a gestire la tua situazione economica e a decidere come impostare i tuoi incassi.

Gli ultimi anni di crisi selvaggia hanno lanciato un’ombra scura sul tema “partita iva”, perché purtroppo sarebbe da ipocriti negare come sia stata usata – e ancora oggi in molti casi venga usata – come alternativa al contratto, in una terza via di lavoro davvero poco edificante.
Tutto il fenomeno delle cosiddette partite iva fittizie, dei giovani professionisti che lavorano per un unico datore di lavoro fatturando allo stesso a fine mese lo stesso importo, vivendo il peggio della libera professione e del lavoro dipendente, hanno creato involontariamente una terza via dai profili incerti che, personalmente, trovo inaccettabile.

Vuoi che lavori solo per te? Fantastico, fammi il contratto e tutelami.
Vuoi un libero professionista? Allora le regole, se permetti, le scriviamo insieme, ti va?

Non dimenticate mai che vengo dal mondo legale, anche se poi ho fatto scelte diverse, e ho visto cose che voi umani potete solo immaginare!
Tuttavia, come spesso succede, solo perché qualcuno si approfitta dello stato di bisogno degli altri non significa che la partita iva sia un sistema sbagliato o di cui aver timore a priori.
Ricordatevi, infatti, che le tasse si pagano solo su quanto viene fatturato (quindi, se il fatturato è basso, le tasse saranno comunque basse) e se l’attività proprio non decolla, la si può chiudere e ciao, è stato bello averci provato.

Quando ho deciso di buttarmi e aprire la partita iva?

Quando mi sono accorta che il mio lavoro di copywriter e blogger stava decollando e io avevo tutta la voglia e l’interesse di farlo decollare. Non è stata una decisione presa a cuor leggero eppure, adesso che sono pienamente operativa, mi sento tranquilla e serena nell’affrontare ogni giorno le numerose sfide che mi si presentano.
Dall’inizio di quest’anno ho iniziato a scrivere testi anche per terzi, ho iniziato a curare piani editoriali, a gestire linee comunicative per aziende: ho sentito la necessità di essere da subito una professionista con la P maiuscola e di presentarmi pienamente autonoma e operativa, in modo da poter concordare con i miei Clienti tutti gli aspetti importanti di una collaborazione proficua per entrambi.
Avere la partita iva mi ha molto aiutato in questo percorso ed è per questo che consiglio a tutti coloro che vogliono essere pienamente operativi di aprirla senza troppi timori.
Viviamo in una società dove abbiamo sempre paura di sbagliare, ma la buona notizia è che sbagliando si impara e se qualcosa va male, pazienza: sarà per la prossima volta.
Non voglio sembrare semplicistica, vi basti sapere che nella mia vita professionale ho affrontato varie volte il tema del fallimento e ho sempre trovato la forza per alzarmi, andare avanti meglio di prima e trovare una nuova strada di successo.
Fa paura solo la prima volta, dopo un po’ si impara a gestire le emozioni e tutto diventa più sensato.

Come si apre la partita iva?

È molto semplice, basta andare all’agenzia delle entrate o affidarsi ad un commercialista che può fare tutto dal suo studio.
Bisogna per prima cosa scegliere un codice Ateco in linea con l’attività che si andrà a svolgere (ce ne sono molti, fatevi aiutare da un professionista nella scelta) e registrarsi con i propri dati personali.
A questo punto, salvo errori, in circa 24 ore si ottiene la comunicazione ufficiale che la propria richiesta è stata accolta e ci viene comunicato il numero di partita iva.
Da quel momento si può fatturare!Partita iva e regime forfettario iva

Cosa è il regime forfettario?

È il nuovo regime agevolato introdotto dal governo Renzi al posto del regime dei minimi. Il professionista che mi ha aiutato ad aprire la partita iva e che mi ha spiegato come funziona la tassazione dei redditi mi ha detto che, secondo lui, il forfettario è un ottimo regime per chi inizia una nuova attività perché le tasse sono davvero basse.
Con il regime forfettario, infatti, per i primi 5 anni il contribuente pagherà solamente un imposta del 5% sul fatturato, per poi passare alla scadenza di questo periodo iniziale ad una percentuale del 15%.
È utile anche sapere che le tasse non vengono pagate sul totale fatturato ma sull’importo che si ottiene applicando il cosiddetto “coefficiente di redditività” stabilito dal codice Ateco abbinato alla propria attività.

Cosa significa?

Facciamo un esempio semplice. Se io fatturo 1000 euro e la mia attività ha un coefficiente di redditività del 78%, pagherò il 5% su un totale di 780 euro. Dopo 5 anni, dovrò invece pagare il 15%.
Tutto molto semplice.
Oltre a questa tassazione, c’è poi da pagare l’INPS. Per coloro che non fanno riferimento ad una cassa professionale, infatti, si rende necessario pagare i contributi alla gestione separata INPS.
L’aliquota INPS per i lavoratori autonomi a partita iva è per il momento del 27,72%. Questa percentuale viene calcolata sempre sul reddito derivante dal coefficiente di redditività come sopra spiegato, analogamente a quello che succede per le tasse.
Tenete inoltre presente che il 4% di contributo INPS può essere messo in fattura a carico del vostro committente sul compenso lordo fatturato.

Cosa scrivere in fattura?

Con il regime forfettario si è esclusi dall’obbligo di versare l’iva, che quindi non deve essere addebitata in fattura.
Nelle vostre fatture, dopo aver calcolato il totale da pagare, vi basterà scrivere: ” Operazione in franchigia da IVA ai sensi delle Legge 190 del 23 Dicembre 2014 art. 1 commi da 54 a 89.  Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 – Regime forfetario. Il compenso non è soggetto a ritenute d’acconto ai sensi della legge 190 del 23 Dicembre 2014 art. 1 comma 67.”
Oltre al 4% INPS, per le fatture di importo superiore a 77,47 € è necessario applicare un marca da bollo da 2 € sull’originale della fattura (da consegnare al cliente). Ricordate che anche questo bollo da 2 € viene pagato dal vostro committente, per cui ricordatevi di addebitarlo sul totale e trascrivete sulla copia che resta a voi il numero identificativo della marca da bollo.

Il forfettario dura per sempre?

Lo sappiamo, solo un diamante è per sempre, e così anche il regime forfettario potrebbe non esserlo. In particolare, si converte in regime ordinario iva qualora superiate i limiti di reddito abbinati al vostro codice Ateco (oscillano da 10.000 e 30.000 euro annui, dipende dall’attività). Sotto tali limiti, resta il forfettario.

Altri suggerimenti?

  • meglio rivolgersi ad un professionista, che vi aiuterà a non commettere errori e a fare il calcolo esatto delle varie tasse da pagare. Costa un pochino ma per fatturati piccoli nemmeno poi tanto e vale la pena della spesa. Incorrere in errori può comportare multe e sanzioni salate, la legge non ammette ignoranza ma le leggi tributarie e fiscali sono davvero un casino, meglio che se ne occupi uno che sa ciò che fa;
  • imparate a considerare che ciò che vi viene pagato non è netto, ma lordo, e iniziate a mettere da parte i soldi per le tasse per evitare di trovarvi con l’acqua alla gola al momento del conto. È la cosa più difficile da fare quando si ha la partita iva, ma un vero imprenditore sa che quello che guadagna in parte non è suo e si regola di conseguenza. Io per agevolare questa operazione tengo un foglio excel dove segno meticolosamente tutto quello che devo pagare e calcolo quello che invece è mio, per cercare di limitare il più possibile i danni;
  • pensate ad un piano pensionistico integrativo. L’INPS va pagata, ma noi giovani professionisti sappiamo già che la pensione dello Stato non ci toccherà mai e che dobbiamo pagare i contributi per pagare le pensioni di oggi. È triste, ma è così. Cosa fare? Farsi un piano di accumulo privato. Io cerco di destinare il 20% dei miei ricavi in risparmi. E’ una percentuale alta, ma sono previdente e non voglio trovarmi, da anziana, nelle condizioni indecenti in cui purtroppo vertono oggi molti anziani.

Sul tema partita iva e regime forfettario penso di avervi detto veramente tutto. Spero che questo lungo post possa essere utile per voi e se avete domande non vi resta che scriverle nei commenti!

 

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8 risposte a “Aprire la partita iva e regime forfettario – #ioimprenditore”

  1. Ciao! Ottimo articolo, ma ti sei dimenticata forse che come titolare di p. Iva, si devono pagare i contributi minimi INPS che per i primi anni, soprattutto se sei in start-up, sono pesanti e ammontano ( se non sbaglio) a più di 3000 euro…

    Purtroppo non abito in Inghilterra, se no con 100 sterline, avrei già aperto la mia società.

    • Ciao Vittorio.

      In verità lo dico chiaramente, l’INPS la paghi in percentuale, è la fetta di spese più alta e lo so che è pesante, soprattutto considerato che noi non vedremo mai il ritorno di questi contributi in forma pensionistica.
      Proprio per questo consiglio anche un piano integrativo separato, perché purtroppo la situazione italiana non è semplice.
      Lo so, ci sono luoghi (molti) dove con meno soldi si può fare tutto.
      Io però non voglio espatriare e cerco di fare del mio meglio qui, anche se certe volte è difficile.

  2. Ciao Carly, come sai quando si parla di partita IVA mi sento sempre un po’chiamata in causa! Il tuo articolo è davvero molto interessante e chiarisce sicuramente molti dubbi che vengono a chi apre una partita IVA ma mi chiedo…nel caso di questo nuovo regime è necessario pagare l’anticipo per l’anno successivo? Nel mio caso, infatti, il grande problema è dato proprio dall’anticipo, che varia purtoppo da anno ad anno e non permette di stabilire con certezza quante tasse andremo a pagare! In più si pagano dei soldi su guadagni non ancora riscossi…quindi per quanto mi riguarda è il principale motivo per cui ho un odio atavico per le partite IVA!

  3. Da copywriter prossima all’apertura della partita iva io non riesco a trovare un codice ATECO che mi rappresenti.
    Tu per cosa hai optato?

    • Ce n’è uno generico che dovrebbe andare bene, tipo “altri servizi o attività non ricomprese nei codici precedenti”.
      L’hai trovato per caso?

      • vorrei formulare a voi una domanda: puoi accedere al regime forfettario start up con aliquota al 5% per i primi 5 anni se nei due anni precedenti hai gestito autonomamente un beb extra alberghiero non professionale, nell’abitazione dove risiedo e risiedono i miei genitori proprietari dell’immobile e senza partita iva?

        • Ciao Giovanni. Io direi proprio di si, per maggiore sicurezza però è meglio chiedere al commercialista, un abbraccio!

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